lunedì 23 aprile 2018

Baldo Meo

PER L'INCONTRO

Purché ci sia una rosa
nel tuo piccolo giardino
nascosto tra le case,
purché si possa discorrere
con gentilezza confuciana
delle cose del mondo
e di ciò che ti mancava
quando eri lontana.

da Conservazione della specie, la collana - stampa, 2017

venerdì 20 aprile 2018

Francesco Dalessandro


LA POESIA

                                                                                       

Te beato – gli ho scritto – che confini
i versi nel cassetto e alla poesia
destini solo i resti della cena
e le concedi appena un’ora d’aria
ogni sera, beato se ti lecca
la mano con la quale la bastoni
invece io non riesco
a farmi una ragione della rabbia
con cui cerca di mordermi
se solo provo a farle una carezza

non è più la poesia che può salvarti
la vita – mi ha risposto – non è più
la parola il tuo balsamo hai smarrita
l’ironia la tua voce
s’è arrochita non resta che il silenzio

(inedita)

mercoledì 18 aprile 2018

Raffaela Fazio

BELLEZZA

C’è una bellezza
che sovrasta
e travolge a distanza.
Si riconosce
per la forza
che tutto ammutolisce
e per la coincidenza
tra l’apice e l’inizio
della fine.

Ma l’altra
non è data mai
in partenza.
La precede 
l’asprezza
il masticare lento 
il fare posto.
Poi accade
un capovolgersi
di altezze

se si stacca
dal fuoco passeggero
una lingua
tra i rovi
una lucentezza
che si conserva
ardente
nella prova.

da L'ultimo quarto del giorno, La Vita Felice, 2018

lunedì 16 aprile 2018

Francis Scott Fitzgerald

TRISTE CATASTROFE

Non vogliamo visite, dicemmo:
I visitatori vengono e se ne stanno seduti per ore e ore;
Vengono quando noi siamo già a letto;
Restano imprigionati qui dagli acquazzoni;
Vengono quando sono tristi e depressi
Bevono alla bottiglia del tuo cuore.
Una volta che sia vuota, la gaia orda,
urlando il Rubaiyat, se ne va.

Non mi facevo vedere: Stavo lavorando, gridavo;
Comparivo con la barba lunga, o non comparivo affatto;
Ero rimasto senza gin; la cuoca era morta
Di vaiolo e altre panzane del genere.
Sul tanghero e l'amico volgevo lo stesso
Occhio senza espressione, lo stesso tono impaziente:
Le persone dotate di bellezza, fama e intelligenza
Si accorgevano che desideravamo essere lasciati in pace.

Ma i seccatori, gli insopportabili e i maleducati -
Chiacchieroni, anime solitarie e ciarlatani -
Che fino a quel momento non avevano osato disturbare,
Ci trovarono soli, affluirono all'attacco,
Credettero che il silenzio fosse attenzione, la rabbia
Un'eco della loro ultima guerra,
Lieti che più non "fossimo di scena".
Ma la gente simpatica non venne più.

Traduzione di Domenico Tarizzo

da L'età del jazz, Mondadori 1990 

venerdì 13 aprile 2018

Juan Ruiz


DIALOGO

Leggero sospiro parole
all’ardente nostalgia del tuo volto,
se, fiore del tempo, il ricordo
rifiorisce perché, amore,  
in te sento perduto l’amore e
svanita ogni dolce speranza.

«Una vena di veleno c’è in te,
nei tuoi giorni, nelle sere solitarie,
nelle notti senza fuoco.
Arido cuore, il tuo corpo sfiorisce
se non lasci che l’infiammi
l’amore se chiudi a chi ti ama
ogni porta e ti chiudi in un vano
sacrificio mentre viene
l’autunno e già cade dolente
un rimpianto di foglie
ingiallite oh perdute speranze».
                               
Oh stagione dei frutti più dolci
oh dolce stagione di caldi
colori d’intensi profumi,
ultimo tempo della vita,
in te riconosco l’amore,
poi l’inverno verrà, con l’inverno
il gelo del cuore.


(inedita - ritrovata fra le carte del poeta)

mercoledì 11 aprile 2018

J. Rodolfo Wilcock

A UN AMICO ANZIANO

O uomo morale e vile
come fai danno a te stesso
ora che l'invidia senile
ha in te rimpiazzato il sesso!

da Poesie, Adelphi, 1980


lunedì 9 aprile 2018

Baldo Meo

CONSERVAZIONE DELLA SPECIE

La lucertola al sole sul rametto di rosmarino
tiene al caldo le uova che porta dentro.
È una presenza costante, un frusciare familiare
quando ti fermi a guardare la casa
da questo sedile di sassi e mattoni, fresco
sotto l'olmo che rilascia i semi
al piccolo vento che sale dalla valle.
Non sono segni misteriosi, non pale di altare,
non ali incandescenti di angeli pieni di gloria.
L'auto si avvicina al cancello
e io sono un parziale rifugio del silenzio.

da Conservazione della specie, la collana - stampa, 2017

venerdì 6 aprile 2018

Elizabeth Barrett Browning


SONETTI DAL PORTOGHESE

XXIX

Penso a te! – e i miei pensieri si avvolgono
e sbocciano intorno a te come viti
selvatiche a un albero, gettando larghe foglie,
e subito si vede solo il verde groviglio
che nasconde il fusto. Oh, ma sia inteso,
mia palma! Non sono i miei pensieri
di te che voglio, ma te stesso, migliore
e più caro. Anzi, la tua presenza presto 
ridammi. Scrolla i rami come un forte albero,
libera il tronco, spezza e spargi a terra
i verdi lacci che ti accerchiano, ché nella
gioia profonda di udirti e vederti,
respirando alla tua ombra aria nuova,
non penso a te – ti sono troppo vicina.


Traduzione di Francesco Dalessandro

da Sonetti dal portoghese, Il Labirinto, 2000

mercoledì 4 aprile 2018

Michele Colafato

DANZA ALL'APERTO

Lascia andare i pensieri 
prendi una pausa dalla preoccupazione
allontanati dagli schermi
e dai uno sguardo all’aperto  

Gli oleandri dondolano
i fianchi e i capelli adorni
di fiori rossi e ti guardano
la bouganvillea cinguetta sulle spalle del muro
il sambuco schiude gli ombrellini bianchi
e i tralci dell’edera dalle foglie larghe
con ritmo si chinano e rialzano

Ogni essenza è animata da simpatia
e risponde al vento offrendo
amicizia e sollievo dalla compulsione
E i rovi con la loro fiammeggiante
girandola di spine ne seducono lo stupore

Sotto il cielo meraviglioso è la danza
e il mistero

(inedita)

lunedì 2 aprile 2018

Samuel Taylor Coleridge

ALLA LUNA D’AUTUNNO

Mite splendore della multiforme Notte,
madre di sfrenate visioni, salve!                                                      
Ti guardo scivolare col fioco chiarore 
del tuo occhio che riluce tra soffici veli,   
o quando in alto persa ami nascondere
il pallido globo in un sudario di buio,                 
o dardeggi da nubi strappate dal vento
il raggio sereno sul cielo che si desta.                                             
Ah, così la Speranza è mutevole e bella!
Che spunti incerta su malinconiche viste                             
o nascosta dietro il drago alato Disperazione, 
con raggiante potenza subito rinata
sul grembo offuscato dolente della Cura 
veleggia, come meteora ardente in volo.                      

Traduzione di Francesco Dalessandro



Da The Works of Samuel Taylor Coleridge, Prose and Verse, Etc., British Library, Historical Print Editions, 2011

venerdì 30 marzo 2018

Francesco Dalessandro

Sta per uscire il mio nuovo libro, Figure d'ombra, per puntoacapo Editrice. Di seguito, la nota di Giancarlo Pontiggia in quarta di copertina e un'anticipazione:

Occorrerà un animo sensibile e meditativo, un animo incline
alla densità della notte e delle veglie, per cogliere l’essenza
frastagliata e volatile di questi versi, in cui voci di ogni tempo
si rincorrono, come cacce musicali, disegnando un mosaico
di figure che possono uscire dalla cornice di un quadro,
dalle pagine di una cronaca remota, o dai versi antichi del
corpus Tibullianum: voci che parlano della forza di Eros, o del
tempo che fugge, o di memorie che s’inabissano in altre memorie.
Dalessandro ci ha abituato da tempo a una poesia
tramata di segni minimi, di riscritture, di “imitazioni” che
vanno a comporre come la stanza segreta del nostro cuore:
tra disillusioni, attese segnate da un’ansia febbrile, presagi di
un commiato imminente, ma anche «ore dorate», felicità che
giungono improvvise, l’autore di questo libro allusivo e raffinato
sa cogliere come pochi l’intrico fragile di una coscienza
smarrita, la sgomenta severità del pensiero che si accende
all’improvviso nella tenebra, come negli splendidi versi che
pronuncia, nella «fossa» di Sant’Elmo, l’ombra di Tommaso
Campanella. 


LA FOSSA

(Tommaso Campanella in Sant’Elmo, luglio 1604 – marzo 1608)


Orazione al sonno

I

A grado a grado scende e ti sommerge
la notte, anima, e non ti lascia scampo.
E tu chi preghi? A chi domandi aiuto
contro il gelo che ha vinto la speranza
e ti confina viva in questa fossa oscura?
Ma non pensarla eterna l’empia notte
che t’avvolge, anima, non cedere alla sorte.


II

Prega il sonno così, perché scenda a salvarti:
«Vieni, sonno, a legare muscoli e nervi,                               
ad avvolgere le ossa nel tuo fertile limo;
vieni, accoglimi e curami, proteggi
la mente e il corpo rinchiusi in questo duro
carcere, in questa fossa umida e ghiaccia.
Dammi quiete, sonno, fra le tue caste braccia».




da Figure d'ombra, puntoacapo Editrice, 2018

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mercoledì 28 marzo 2018

Guido Cavalcanti


VOI CHE PER LI OCCHI MI PASSASTE ’L CORE

Voi che per li occhi mi passaste ’l core
e destaste la mente che dormia,
guardate a l’angosciosa vita mia,
che sospirando la distrugge Amore.

E’ vèn tagliando di sì gran valore,
che’ deboletti spiriti van via:
riman figura sol en segnoria
e voce alquanta, che parla dolore.

Questa vertù d’amor che m’ha disfatto
da’ vostr’occhi gentil’ presta si mosse:
un dardo mi gittò dentro dal fianco.

Sì giunse ritto ’l colpo al primo tratto,
che l’anima tremando si riscosse
veggendo morto ’l cor nel lato manco.


lunedì 26 marzo 2018

Baldo Meo

UNA STORIA MIGLIORE

Il topo che muore in solitudine

non è meno leggiadro
della ragazza nuda sul letto
e della madre che solleva
da terra il bambino -
del passo di danza che il ciliegio
esegue al vento.
Tutto è nel tutto.
Così non andare a bussare alla porta
dei tuoi dubbi per chiedere aiuto.
E non domandare in giro
ai grandi ego di passaggio
quale notte stellata ci aspetti.
La semplicità governa il mondo intero.

da Conservazione della specie, la collana - stampa, 2017

venerdì 23 marzo 2018

Corrado Govoni

STAGIONI

Quando sono le rondini nel cielo
calde leggiere ciglia, è primavera.
Ed è già autunno
quando stanno sui fili della luce
come gocce una bianca ed una nera

da Govonilampi, a cura di Pietro Cimatti, Edizioni della cometa, 1981


mercoledì 21 marzo 2018

Juan Ruiz


PRIMAVERA

Parlavo con te, mente e cuore: «L’inverno
è ormai finito
e già il passero l’ha dimenticato.

Quanto lunga l’attesa!
Ti ha vinta il mio cercarti,
le parole d’intesa nello sguardo.

Pensa! Questa è la nostra primavera.
E un’altra stagione ci aspetta,
perché paziente è stato il desiderio».


(inedita, ritrovata)

lunedì 19 marzo 2018

Alberto Manzoli

L’ISOLA NON TROVATA

Ho visto mani tese ad altre mani
squarciare come ponti le distanze;
ho visto mari docili di navi,
bambini rispettati, e cieli intatti.
E ho visto gli occhi azzurri e gli occhi neri
cercarsi e riconoscersi, ed ancora
case operose, ali senza sforzo,
raccolti non guastati dalle piogge;
e ho visto oceani ritornare fiumi,
e il pozzo delle lacrime seccare;
ma è notte, e vento, ed il lume vacilla:
ancora adesso io non ho mai visto,
per quanto aguzzi gli occhi a tanta cruna,
l’uomo che un giorno vedrà tutto questo.


(inedita)

venerdì 16 marzo 2018

Giancarlo Pontiggia

POCHI VERSI, MA VERI

Pochi versi, ma veri.
Valgano per te, come per me.

Che siano limpidi - per guardare il cielo -
alto -

e severi, se così è il tuo animo.

da Il moto delle cose, Lo Specchio Mondadori, 2017

mercoledì 14 marzo 2018

Giorgio Luzzi

AL PUNTO DELLA NOTTE CHE LA NEVE VOLA

Al punto della notte che la neve vola
dai tetti a masse e a picchi, disfa
un'aria sotto sé, risuona dentro
queste veloci mura, lascia intatte
le cose allineate, il corpo
a bocca in giù, il corpo o la sua copia.
Si resta a un passo da altri passi
a un soffio da altre mani, il tempo
perforato e leggero e, in lui, l'emergere
di memorabili fiumi e ombre. Presto
si partirà da sé, tiepide e tese
cornee succhiano il buio
un polso intreccia, solo, il proprio tronco.

da Da che mondo. Poesie 1976-2016, Sedizioni Diego Dejaco Editore, Milano 2017

lunedì 12 marzo 2018

Baldo Meo

PER LUNGHI ANNI HO GUARDATO


Per lunghi anni ho guardato

fuori dalla finestra
appena sveglio la mattina - 
più per abitudine,
per una forma di saluto,
per prepararmi al clima.
Ancora oggi alzo le persiane
prima di ogni cosa -
guardo in strada, guardo in cielo
e non mi aspetto nulla.

da Conservazione della specie, la collana - stampa, 2017


venerdì 9 marzo 2018

CANTI EROTICI PRIMITIVI

ESKIMO

Stanotte ti ho sognata.
Ho sognato che camminavi sui ciottoli della riva, - 
che con te camminavo.
Come se fossi sveglio,
ho sognato che ti inseguivo,
che ti desideravo,
che tu eri desiderabile
come una giovanissima foca,
che tu eri per me desiderabile
quale per il cacciatore
una giovanissima foca
che s'immerge
quando si sente inseguita.
Così tu eri desiderabile
per me che t'ho sognata.

da Canti erotici dei primitivi, a cura di Alfonso M. di Nola, Garzanti, 1971

mercoledì 7 marzo 2018

Camillo Fonte

LA MEMORIA


Tremolante primalba, lago in quiete.
Una rondine, due,
sotto la tua finestra.
Ne ascolti l’idioma perfetto.

Le punte degli abeti quasi toccano il cielo.
La quaglia fa un segnale
sempre uguale e somiglia
ai battiti sordi del tuo cuore.

Invecchi col ricordo di tre,
quattro volti essenziali che tornano a memoria
lacerando il cono d’ombra
tessuto sui tuoi cinquant’anni.

Un vento d’acqua spruzza le cime degli abeti
recando la pioggia.


dal poema inedito L'isola

lunedì 5 marzo 2018

Corrado Govoni

LA TERRA

Vola leggiera come una farfalla
intorno al Sole che l’attira e respinge,
coi suoi mari i suoi ghiacci i suoi monti
stampati sopra come scarabocchi.

*

Languivano lontano
sulla campagna fresca tutta scossa
dai cori delle raganelle
gli ultimi lampi di calore

*

Cosa sarebbe il cielo senza uccelli?
Guizzano in acqua e cielo
col tagliente bagliore dei coltelli.



da Govonilampi, a cura di Pietro Cimatti, Edizioni della cometa, 1981

venerdì 2 marzo 2018

D. H. Lawrence

SORGERE DELLA LUNA


E chi ha visto la luna, se non l’ha vista
sorgere dalla stanza del profondo,
nuda e arrossita e imponente, come dalla stanza
di compiuti sponsali, sorgere e scagliare
sull’onda la confessione del piacere,
spargendo sulle onde i segni della propria
estasi finché la sua lucida bellezza,
nota e dispiegata finalmente, vibri dinanzi
a noi certi che la bellezza è cosa imperitura,
che un’intensa, perfetta esperienza non cede
al nulla, e che il tempo offuscherà la luna
ben prima che la nostra completa consunzione
sia oscurata o trascorsa, qui, in questa strana vita.

Traduzione di Francesco Dalessandro




mercoledì 28 febbraio 2018

Raffaela Fazio

VIENI

Vieni
sui miei possedimenti
nell’abbaglio delle falci
sui terrazzamenti
dei più arditi pensieri
sulle distese contigue
del tempo a noi più simile.
Rendimi fruibile
accendi queste caviglie
non guardarmi.
Fa’ la tua parte, credimi
anche se dico una bugia
e nel goderti mi approprio
di una bellezza non mia
che la vita mi dà
come un’altra terra ignota
al marchese di Carabà.

da L’ultimo quarto del giorno, La Vita Felice, 2018


lunedì 26 febbraio 2018

Georg Trakl

UNA SERA D’INVERNO

Quando cade la neve alla finestra
Lunga rintocca la campana a sera,
Per molti è pronto il desco
E tutta in ordine è la casa.

Qualcuno dal suo errare
Giunge alla porta per oscure vie.
Aureo fiorisce il tronco della grazia
Dal fresco succo della terra.

Piano entra il viandante;
Dolore ha impietrato la soglia.
Là risplende in pura luce,
Sopra il desco, pane e vino.

Traduzione di Ida Porena

da Poesie, Einaudi 1979


venerdì 23 febbraio 2018

Emily Dickinson

COME SE IL MARE SI DOVESSE APRIRE

Come se il mare si dovesse aprire
mostrando un altro mare –
e quello – un altro – e i tre
non fossero che annuncio –

di epoche di mari –
non raggiunti da rive –
mari che sono rive di se stessi –
l’eternità – è così –

Traduzione di Silvia Bre

da Centoquattro poesie, Einaudi, 2011


mercoledì 21 febbraio 2018

Alfred Tennyson

IN MEMORIAM, LII

Non posso amarti come dovrei
Perché l’amore riflette ciò che amiamo;
Le mie parole sono solo parole
Sospinte sulla spuma più alta del pensiero.

«Non incolpare il mio triste canto»,
Mi ha risposto lo Spirito di vero amore,
«Non puoi allontanarmi dal tuo fianco
Né mi offende l’umana debolezza.

Che cosa mantiene uno spirito fedele
In tutto all’ideale che ha abbracciato? Quale
Testimonianza? Neppure gli anni d’innocenza
Che spirarono sotto l’azzurro della Siria:

Non affliggerti dunque, come ragazza vana,
Che la vita sia macchiata dal peccato. Attendi:
La tua ricchezza sarà colta quando il Tempo
Separerà la conchiglia dalla perla».

Traduzione di Cesare Dapino


da In memoriam, Einaudi 1975

lunedì 19 febbraio 2018

Alberto Manzoli

PASSO DELLE GUADINE

È qui dove succedono le cose,
nuvole a soma scaricano il dorso,
poi più leggere per la pioggia nuova
riprendono il cammino per la valle.
Così io rendo quello che mi è dato:
erbe abbondanti ai branchi di passaggio,
acqua pulita e facile discesa.
Questa è la meraviglia della terra,
questi i regali che mi fanno ricco,
la brocca non si svuota nel passaggio
per mille bocche ed una stessa sete.
Nell’equilibrio dei cammini opposti
si fa la mia bellezza e la fortuna;
io sono ciò che dono, e questo è tutto.


(inedita)

venerdì 16 febbraio 2018

Corrado Govoni

GOVONILAMPI

*

una rondine ha fatto
il nido nel tuo reggipetto

*

Alla luce dei fulmini incursori
la casa fu castello di fantasmi,
era mortale entrarvi,
chiamata dall’amore.

Restasti scalza, senza volontà
            sulla soglia allagata,
sopra la rossa soglia flagellata

            così assente e smarrita

            con la sola camicia della luna

*

da una finestra altissima
una ragazza nuda piena
illumina la via deserta



da Govonilampi, a cura di Pietro Cimatti, Edizioni della cometa, 1981

mercoledì 14 febbraio 2018

Camillo Fonte

LA MEMORIA, 3.

Poco a te la memoria si concede.
Quando i giorni piovosi
filano noia ed ansia, tu ritorni.

Felice eri, devota a un tuo sogno d’amore.

Primizia della vita
da me forse aspettavi
– e mi speravi, e io
quasi non ti sapevo fatta donna.

Io, cornacchia di mare, al mare attento
e ai suoi segni il tuo non riconobbi.

da L'isola (inedita)

lunedì 12 febbraio 2018

SEGUENDO UN VERSO, 3

I nostri lettori ricorderanno che nel 2014 abbiamo seguito l’ultimo verso del perfetto e celebre sonetto del poeta barocco Luis de Góngora (1561-1627): Mientras por competir con tu cabello: un verso che porta all’estremo il vecchio tema del Carpe diem. Il 12, 14, 16 maggio avevamo letto il sonetto in originale, nella traduzione di Leone Traverso e in quella più celebre di Giuseppe Ungaretti; poi, le versioni di due traduttori più recenti, Loris Pellegrini e Giulia Poggi; infine, avevamo letto un’imitazione e una riscrittura. La prima, del nostro Ciro di Pers (1599-1663), successiva all’originale di alcuni decenni appena. La seconda, della messicana Suor Juana Inés De La Cruz (1651-1695), di un secolo dopo. Infine, il 19 maggio avevamo letto una poesia, La spiaggia, del poeta spagnolo Eloy Sánchez Rosillo, nella quale, a distanza di secoli, quel verso di Góngora subisce una trasformazione.  
Il 17 e il 20 ottobre 2014 eravamo poi tornati sul sonetto di Góngora, per proporne altre due versioni di Ungaretti: la prima del 1932, che dunque precedeva di sedici anni quella pubblicata il 12 maggio, e molto diversa; la seconda, appena successiva, del 1948, uguale a quella da noi pubblicata solo nei primi sei versi. Il resto è una revisione completa, col sigillo, appunto, dell’ultimo verso che perde una parola: ombra. «Ritocco decisivo»,  commentava il poeta catalano Pere Gimferrer, «e tributo al proprio modo di dire». E poi, il 20, con due altre versioni dello stesso sonetto: l’una di Gabriele Mucchi, anch’essa del 1948, e l’altra di Cesare Greppi del 1984.

Questa lunga premessa mi sembra necessaria, ora, per introdurre quello che potrebbe essere addirittura il precedente ispiratore di quel celebre verso. Si tratta di un sonetto del poeta francese Mellin de Saint-Gélais (1487-1558): TreizainPar l’ample mer, loin de ports et arènes. Non so – e non ho modo di sapere – se Góngora lo conobbe e ne trasse ispirazione, ma resta il fatto che l’ultimo verso del suo sonetto somiglia molto a questo di Saint-Gélais.
La traduzione delle due terzine che qui di danno è dello scrittore Sergio Ferrero (1926-2008) e si trova in un prezioso libro di traduzioni, Passeggero bendato tra noi sedeva Amore – pubblicato nel novembre 2015 da Sedizioni – nel quale si trovano splendidamente tradotti molti lieder di Heine e varie poesie di diversi altri poeti francesi.


COSÌ LA VITA CHE TANTO CI È CARA

Così la vita che tanto ci è cara,
come sirena insidiosa e incostante,
di sue dolcezze ci avvolge e travolge,
sinché la morte rompe remo e sarte,
e poi di noi non resta che una fiaba,
meno che vento, ombra, fumo, sogno.

Traduzione di Sergio Ferrero



Questo è l’intero sonetto in lingua originale:

Mellin de Saint-Gélais

Treizain

Par l’ample mer, loin des ports et arènes
S’en vont nageant les lascives sirènes
En déployant leurs chevelures blondes,
Et de leurs voix plaisantes et sereines,
Les plus hauts mâts et plus basses carènes
Font arrêter aux plus mobiles ondes,
Et souvent perdre en tempêtes profondes;
Ainsi la vie, à nous si délectable,
Comme sirène affectée et muable,
Et ses douceurs nous enveloppe et plonge,
Tant que la Mort rompe aviron et câble,
Et puis de nous ne reste qu’une fable,
Un moins que vent, ombre, fumée et songe.



venerdì 9 febbraio 2018

Alfred Tennyson

IN MEMORIAM, XVII

Tu vieni, nave, per cui molto ho pianto:
Questa brezza ha gonfiato le tue vele,
E la mia preghiera, mormorio di vento,
Ti ha sospinto su mari solitari.

Perché in spirito ti ho vista avanzare
Lungo i cerchi dell’ultimo orizzonte
Di settimana in settimana: i giorni passano:
Presto, vieni; porti tutto quel che amo.

D’ora innanzi, dovunque tu vada,
Come raggio di luce sarà sulle acque
Giorno e notte la mia benedizione
Come faro che ti scorti fino a casa.

E le tempeste che infuriano sul mare
Possano risparmiarti, sacra nave,
E gocce di balsamo nella notte d’estate
Scorrano dal seno delle stelle.

Tu hai svolto un servizio cortese,
Hai portato una reliquia preziosa,
Le ceneri di lui che vedrò solo quando
Sarà finita la mia corsa solitaria.


Traduzione di Cesare Dapino

da In memoriam, Einaudi 1975