venerdì 10 gennaio 2014

Isabella Morra

ECCO CH’UNA ALTRA VOLTA, O VALLE INFERNA

Ecco ch’una altra volta, o valle inferna,
o fiume alpestre, o ruinati sassi,
o ignudi spirti di virtute e cassi,
udrete il pianto e la mia doglia eterna.

Ogni monte udirammi, ogni caverna,
ovunqu’io arresti, ovunqu’io mova i passi;
ché Fortuna, che mai salda non stassi,
cresce ogn’or il mio mal, ogn’or l’eterna.

Deh, mentre ch’io mi lagno e giorno e notte,
o fere, o sassi, o orride ruine,
o selve incolte, o solitarie grotte,

ulule, e voi del mal nostro indovine,
piangete meco a voci alte interrotte
il mio più d’altro miserando fine.

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