lunedì 30 aprile 2012

Marianne Moore



SILENZIO

Mio padre era solito dire:
«Una persona superiore non fa mai visite lunghe,
né vuole vedere la tomba di Longfellow
o i fiori di vetro di Harvard.
Sicura di sé come il gatto –
che trascina la preda in un angolo,
la coda del topo gli pende dalla bocca come un laccio da scarpe –
ogni tanto gradisce la solitudine
e può restare senza parole
se ascolta un discorso che gli piace.
Il sentire più profondo si rivela sempre in silenzio;
non in silenzio, ma con discrezione».
E non era meno sincero se diceva: «Fate di questa casa il vostro albergo».
Ma non sono residenze, gli alberghi.




Traduzione di Francesco Dalessandro

da Complete Poems, Faber and Faber, London-Boston, 1984

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